sabato 14 settembre 2013

STARCHILD: Intervista a Lloyd Pye.


Starchild (“bambino delle stelle”) è il nome dato ad un bizzarro teschio trovato in Messico nel 1930.
Lloyd Pye, scrittore americano, ne venne a conoscenza negli anni novanta da una coppia di sposi di El Paso (Texas). I coniugi riferirono di esserne entrati in possesso grazie ad una bambina messicana che lo avrebbe trovato mentre giocava in una miniera abbandonata situata a circa 160 km dalla città messicana di Chihuahua. Insieme a questo vennero rinvenuti anche i resti di una giovane donna adulta.  
Da quel giorno lo Starchild divenne il fulcro dell’attenzione di molti ricercatori soprattutto a causa delle indiscrezioni che lo ritengono il cranio di un essere alieno o quanto meno non umano. Quest’ipotesi sta trovando sempre più conferma grazie alle analisi scientifiche che in questi ultimi anni si stanno effettuando sul singolare ritrovamento. 
Purtroppo però la mancanza di fondi sta rallentando lo studio ma si pensa comunque che nel giro di qualche anno si riusciranno a completare le analisi sul DNA che chiarirebbero una volta per tutte la questione.
Qui di seguito riporto una recente intervista a Lloyd Pye comparsa sul blog della giornalista italiana Sabrina Pieragostini.


“Io credo che lo Starchild, fino ad oggi, sia la prima, vera prova- nonchè la migliore- dell’esistenza degli Alieni. Almeno una volta, 900 anni fa, uno di loro è vissuto, è morto ed è stato seppellito qui, sulla Terra. E se è successo una volta, può accadere ancora. Questo cranio dimostrerà che la vita aliena è reale e se solo avessimo i fondi necessari lo sapremmo già. Finora abbiamo recuperato pochi frammenti del DNA mitocondriale e del DNA nucleare, ma già tutto indica chiaramente che alcune sequenze genetiche dello Starchild non hanno nulla di paragonabile con quelle terrestri”.
 
IL CRANIO DELLO STARCHILD A CONFRONTO CON UN UMANO


A parlare è Lloyd Pye, il ricercatore americano da anni impegnato a scoprire la vera natura di questo singolarissimo reperto soprannominato “Bambino delle Stelle” e trovato, per caso, quasi 80 anni fa in una grotta messicana accanto allo scheletro di una donna. L’ho incontrato qualche giorno fa, di passaggio a Milano dove tornerà, il prossimo 28 settembre, quando sarà ospite del 1° Meeting Internazionale di Esobiologia organizzato dal Comune di Segrate. Un appuntamento imperdibile, un’occasione unica di sentire dalla sua voce i risultati degli ultimi test scientifici che lo hanno convinto ancora di più della origine non terrestre di questo cranio tanto anomalo.
“In un teschio umano ci sono 25 punti principali di riferimento. Le nostre arcate sopraccigliari possono avere una certa gamma di varianti. Idem per il naso o per le orecchie- le possibili differenze non sono molte. Insomma, c’è una limitata scala di differenze in queste 25 parti anatomiche. Ma lo Starchild , in ognuno di questi 25 punti- in ognuno!- è al di fuori dei limiti consentiti. Neanche una di queste 25 caratteristiche è identica a quella di un essere umano,  non c’è neppure possibilità di confronto.“
Potrebbe trattarsi, semplicemente, di una deformità senza precedenti? “Assolutamente no. Ci sono 20 specialisti che hanno escluso una malformazione. Solo uno, il dottor Steven Novella, ha affermato il contrario. Uno contro venti. Ma ovviamente Wikipedia riporta solo la sua opinione, perchè dice quello che tutti vogliono sentirsi dire per essere rassicurati: che lo Starchild non è un alieno, perchè gli alieni non esistono. Ammettere un’ altra verità manderebbe in crisi tutto il loro mondo”, mi dice con una nota polemica il ricercatore americano.
Certo, l’aspetto- davvero insolito- di questo cranio lascia sbigottiti. Quella testa bombata sui lati e sfuggente nella nuca, l’assenza dei seni nasali, le orbite oculari molto ampie ma poco profonde, la mascella piccola e il palato piatto, il collo estremamente sottile ricordano, in tutto e per tutto,  la classica descrizione di un Grigio. E Pye crede che esattamente di questo di tratti: quasi mille anni fa, qualcuno ricompose e seppellì il corpo di una creatura arrivata da un altro pianeta. E va in questa direzione anche l’esame che ha permesso di mostrare come doveva apparire il cervello contenuto in quella stranissima scatola cranica…

A DESTRA, COME DOVEVA APPARIRE IL CERVELLO DELLO STARCHILD

“Era molto diverso dal nostro”, mi spiega Lloyd Pye. “Prima di tutto, perchè era più grande. Ogni essere umano ha un cervello con un volume di circa 1400 cm. cubici. La scatola cranica dello Starchild è simile a quella di un ragazzino di 12 anni o di una persona adulta alta un metro e mezzo. Anzi, lo Starchild era alto non più di 120 centimetri, era molto piccolo rispetto alla sua testa sproporzionata.
In ogni caso, all’interno di quella scatola cranica- più piccola della nostra- si trovava un cervello più grosso, con un volume di 1600 cm. cubici. L’osso è più sottile- due o tre volte rispetto al nostro, anche se è molto più resistente- e quindi all’interno si crea più spazio. Anche le orbite oculari sono meno profonde e non ci sono i seni nasali- altro spazio in più. Insomma, era tutto cervello, molto grande ed efficiente.
Non solo. Era diversa anche la materia che lo formava.  Se guardi alla forma della testa, la sua nuca è molto angolata e da lì esce direttamente il collo, molto sottile, grande quanto un mio polso. Se fosse stato della stessa sostanza del cervello umano, il peso della massa sovrastante, scivolando nella prima vertebra, lo avrebbe ucciso. Ma non è successo. Il suo cervello rimaneva in posizione, perchè era molto più solido, compatto, duro. E questa è un’altra grande differenza che lo rende speciale.”
Ancora non vi basta? Sentite allora a quale conclusione lo studioso americano e i suoi collaboratori sono arrivati. ”In quel collo così piccolo non c’era l’organo fonatorio. Siamo convinti che lo Starchild non parlasse. Mangiava, perchè aveva i denti, ma la sua lingua era piatta, spessa quanto un pezzo di cartone. Lo sappiamo perchè la volta del palato è piatta e la lingua doveva avere la stessa forma. Non era fatta per parlare, ma solo per introdurre il cibo in bocca.
Inoltre:  quando noi parliamo,  i nostri seni nasali frontali rendono la nostra voce più risonante, la amplificano. Lui non ce li aveva, perchè non gli servivano. E non gli serviva la lingua e neanche la voce.  Pensiamo che il suo grande cervello gli permettesse di comunicare con la telepatia. Tutti coloro che hanno interagito con i Grigi- e noi pensiamo che questo sia il teschio di un Alieno grigio- tutti dicono che non parlano, ma si capisce comunque cosa dicono o pensano mentalmente. Quindi crediamo che le sue caratteristiche fisiche e il suo cervello indichino che comunicava tramite telepatia.”
Supposizioni, suggestioni, nulla di scientifico- si può facilmente obiettare. Diventa più difficile, però, contestare gli esiti dei test genetici: le sequenze del DNA recuperate ed analizzate fino ad oggi sono a disposizione di tutti. Le ha pubblicate lo stesso Pye in un suo ebook e compaiono sul sito dello Starchild Project. “Voglio essere molto chiaro, però – ribadisce il ricercatore-  noi abbiamo solo piccole parti dell’intero genoma dello Starchild. Dei 3 miliardi di coppie di base, abbiamo potuto recuperare frammenti solo per alcuni milioni di basi. È poco, ma da quel poco che abbiamo possiamo già capire che il DNA è del tutto diverso.
 
ERA QUESTO IL VOLTO DI QUELLA STRANA CREATURA?

Circa la metà delle basi non trova riscontro in nessun DNA presente sulla Terra. Quindi, lo Starchild non era di questo pianeta, già con questi risultati incompleti è evidente. Ma per arrivare alla prova definitiva e assoluta ci serve il denaro per completare l’esame- un’operazione molto costosa. Ci vogliono ancora circa 3 milioni di dollari per arrivare fino in fondo. Stiamo provando a cercare i fondi necessari. Certo la scienza non ci aiuta, anzi ci rema contro. Ma dal momento in cui riusciremo ad avere il denaro necessario, nel giro di un anno al massimo otterremo la risposta finale.”
Una risposta che evidentemente in molti non vogliono conoscere. Creerebbe troppi problemi, troppi sconvolgimenti allo status quo- sostiene Pye. “Gli scienziati sostengono che per ora non abbiamo provato nulla. Se non c’è il 100 per cento del DNA, i nostri risultati parziali non contano, magari ci siamo sbagliati. Poi però in privato ti confidano:<Stai facendo un lavoro pazzesco, ma non posso dirlo, altrimenti mi licenziano…”>. Ecco qual è, al momento, l’atteggiamento dominante all’interno del mondo accademico.
Ammettere che lo Starchild era un Alieno comporterebbe cambiamenti epocali. Dovremmo riscrivere da capo i libri, cancellare tutte le nostre certezze, annullare il nostro sistema di valori e di credenze. Tutto crollerebbe. Nessuno, con una posizione di potere, vuole che ciò accada, nessuno vuole fare i conti con questi problemi e con questi cambiamenti su larga scala. E poi la scienza accademica ha stabilito che gli Alieni non sono reali, che gli Ufo non sono reali. Invece lo sono. Eccome! ”



martedì 10 settembre 2013

Fotografare l'anima nel momento in cui abbandona il corpo? Uno scienziato russo afferma di esserci riuscito.

L’esatto momento in cui l’anima lascia il corpo sembra essere stato catturato dallo scienziato russo Konstantin Korotkov, direttore del Research Institute of Physical Culture di San Pietroburgo, che avrebbe fotografato una persona con un dispositivo bioelettrografico nel momento esatto in cui è deceduta.

Korotkov ha scattato la foto con la tecnica Kirlian: il metodo, adottato dal Ministero della Salute russo ed utilizzato da oltre 300 medici in tutto il mondo come forma di monitoraggio per malattie come il cancro, è stato perfezionato da Korotkov con tecnica GDV (Gas Discharge Visualization) che ha poi applicato su una persona in punto di morte. L’alone azzurro nell’immagine a sinistra rappresenta il momento in cui, secondo lo scienziato, l’anima sta abbandonando il corpo che, una volta spirato il soggetto, diviene rosso.

Secondo Korotkov, l’ombelico e la testa sono le parti che per prime perdono la loro forza (cioè l’anima) mentre l’inguine ed il cuore sono le aree che vengono abbandonate per ultime.
Lo scienziato ha affermato che le immagini da lui ottenute dimostrerebbero che l’anima ritorna più volte nel corpo, specie in caso di morte violenta o improvvisa, come se manifestasse uno stato confusionale e ritornasse nel corpo nei giorni seguenti alla morte: lo scienziato ascrive il fenomeno ad energia non utilizzata che è contenuta nell’anima. Per Korotkov più la morte è improvvisa e non naturale, più l’anima, rappresentata dalle onde elettromagnetiche fosforescenti, resta a lungo vicino al corpo, quasi stentasse ad accettare l’improvvisa separazione.

Per Korotkov, la tecnica potrebbe essere utilizzata per monitorare tutti i tipi di squilibri biofisici, per le diagnosi in tempo reale ed anche per svelare se una persona possiede poteri psichici o meno.

lunedì 9 settembre 2013

La sonda spaziale della NASA Deep Impact è nei guai!



La sonda spaziale della NASA Deep Impact è in guai seri. La sonda famosa per aver "sparato" un proiettile contro il nucleo della cometa Tempel 1 nell'agosto del 2005 per studiarne i frammenti, ha perso i contatti con la terra tra l'11 e il 14 agosto. I recenti tentativi di metterla in ibernazione o in safe mode non hanno avuto successo e ora Deep Impact è fuori controllo, dice il ricercatore Michael A'Hearn dell'Università del Maryland a College Park.
La missione, inizialmente ideata per studiare la composizione della cometa Tempel 1, è stata rinominata Epoxi quando è stata estesa all'osservazione di un secondo corpo cometario (La cometa Hartley 2) e di pianeti extrasolari.

Gli ingeneri hanno individuato il problema nel software di comunicazione che ha resettato l'intero sistema. Ora si sta lavorando per riportare Deep Impact di nuovo operativa. Tuttavia si tratta di un lotta contro il tempo. Infatti la sonda è alimentata con batterie che si ricaricano grazie a dei pannelli solari. Se questi ricevono energia solare, anche parziale, le batterie potrebbero durare dei mesi in caso contrario si scaricherebbero nel giro di pochi giorni. Una volta che le batterie si saranno scaricate la sonda non potrà più essere riavviata, dice A'Hearn.

Uno dei maggiori inconvenienti di questo incidente è il fatto che gli scienziati non sono riusciti a ricevere le immagini che Deep Impact era stata programmata a scattare in agosto della cometa ISON, l'asteroide ghiacciato che potrebbe regalarci quest'autunno un favoloso spettacolo.

FONTE

domenica 8 settembre 2013

I "nidi" di Tully, uno dei primi casi storici di IR2?

19 gennaio 1966, Horseshoe Lagoon, Australia.




Quello di Tully è un caso importante non solo per gli studiosi dei cerchi nel grano ma anche per chi si occupa di U.F.O. Anzi è stato proprio questo caso a legare in maniera indissolubile nella mentalità comune questi due fenomeni. Legame che, tengo a precisare, non è per nulla scontato.
Citato pure da Dave Chorley e Doug Bower come fonte d'ispirazione per le loro creazioni, il cerchio o meglio i cerchi di Tully presentano importanti differenze rispetto alle successive manifestazioni del fenomeno: anzitutto sono stati realizzati in un canneto di palude anziché in un campo coltivato e poi c'è una correlazione diretta tra questi e l'avvistamento di un UFO (Cosa che avviene meno spesso di quanto si immagini). 
Questo caso riveste molta importanza nella letteratura, tant'è che Tully è considerata la Roswell australiana, e può essere definito a buon diritto come un incontro ravvicinato del secondo tipo, secondo la classificazione di Haynek. Bisogna sottolineare però che l'avvistamento è stato effettuato da un solo testimone il quale non ha scattato alcuna fotografia e pertanto le uniche prove a disposizione sono la sua testimonianza, che per quanto in buona fede potrebbe non essere del tutto attendibile.
Ora passiamo ad analizzare in dettaglio i vari elementi della vicenda.


IL LUOGO

Sebbene si parli dei "nidi di Tully" in realtà il fatto è avvenuto molto più vicino alla cittadina di Euramo che si trova a sud di Tully. In particolare il luogo è chiamato "Horseshoe Lagoon", letteralmente laguna a ferro di cavallo (vedi immagine).
La palude, all'epoca dell'evento, misurava circa 30 metri di lunghezza, 13 metri di larghezza e 2 metri di profondità con un fondale argilloso. La superficie era quasi completamente ricoperta da un canneto, gli steli del quale avevano un diametro di mezzo pollice e si ergevano dal pelo dell'acqua per un altezza di circa 70/80 centimetri.
La palude, come suggerisce il nome stesso, ha una forma ad U ed è circondata da macchie di erba alta e alberi. Tutt'attorno si estende per oltre 6 chilometri una pianura, sulla quale dominano piccole foreste e canne da zucchero.
La zona era parte della proprietà di Albert Pennesi, che abitava a circa 2 chilometri a nord dalla palude. Dalla sua abitazione tuttavia una linea di alberi ne ostruiva la visione.


IL FATTO

Tutto comincia il 19/01/66 alle 09.00 am.
George Pedley, un coltivatore di banane di Euramo, stava guidando il suo trattore nella proprietà di Pennisi, quando all'improvviso sentì un forte sibilo (Talmente forte da sovrastare il rumore del trattore) che egli descrisse come "aria che fuoriesce da un copertone." Scese dal mezzo per controllare che tutto fosse in ordine allorchè la sua attenzione fu catturata da un oggetto che saliva in volo, in direzione della laguna. Contrariamente a quello che scrissero i giornali, egli non vide l'oggetto decollare dalla palude ma lo ipotizzò. Infatti quando lo avvistò esso era già all'altezza delle cime degli alberi, a circa 10 metri d'altezza, e si stava alzando in verticale.
Pedley descrisse l'oggetto come un disco ("due piatti capovolti l'uno contro l'altro), privo di finestrini, porte o antenne. Era di colore grigiastro e non mostrava alcuna forma di vita. L'oggetto era grande, Pedley stimò che fosse lungo 7 metri e alto 3 metri.
Il disco si alzò in verticale di altri 10 metri, poi si inclinò e partì a velocità incredibile verso sud-est con un inclinazione di 45°. In seguito Pedley riferì la presenza di un odore simile allo zolfo dopo la partenza del misterioso U.F.O.
L'avvistamento durò circa 4 secondi.


IL PRIMO CERCHIO

Pedley, sebbene scioccato da ciò che aveva appena visto, risalì sul trattore e si diresse verso la palude da dova ipotizzava fosse decollato il disco. Quando raggiunse la riva, dal punto da dove l'oggetto presumibilmente si era alzato, vide una grande area circolare in mezzo alla vegetazione. Il cerchio era sgombro dalle canne e l'acqua girava lentamente in senso orario.
Quando Pedley tornò al trattore si accorse che il motore era spento nonostante egli fosse sicuro di averlo lasciato acceso (Era infatti abitudine dei contadini non spegnere il motore nelle brevi soste). Inoltre gli ci vollero più di un tentativo per riuscire a riaccenderlo.
Verso mezzogiorno tornò alla palude e notò che le canne all'interno del cerchio erano riemerse e si erano disposte in forma radiale, in senso orario. Le canne erano ancora di colore verde, come le altre tutt'attorno.
Nel tardo pomeriggio Bedley accompagnò Pennesi e un amico sul luogo, per mostrare loro cosa aveva trovato. Entrambi rimasero sbigottiti.
Pennesi entrò in acqua e si diresse verso il cerchio. Qui notò che il fondale era libero e smosso. Le canne quindi erano state strappate dal fondo. Un altra importante osservazione che fanno i tre uomini è il fatto che le canne perimetrali del cerchio sono piegate, dando l'idea che la figura sia stata impressa da un grande oggetto a forma di piatto circolare, con i bordi più alti rispetto al centro.
Un altro dato importante riguarda il colore delle canne strappate e lasciate a galleggiare nel cerchio; queste infatti erano diventate marroni in meno di otto ore dal primo avvistamento di Pedley. Un fatto che rende difficile spiegare le cause della morte delle piante, come vedremo in seguito.
Pennisi tornò alla sua abitazione per recuperare una macchina fotografica e scattare alcune fotografie. 




ALTRE TRACCE

Dopo il primo ritrovamento, nei giorni seguenti, la zona fu invasa da curiosi e giornalisti e furono trovate numerose altre tracce. Vediamole brevemente:

  • A circa 2 metri a nord del primo cerchio fu trovata una forma rettangolare lunga 1,5/2 metri. Le canne erano state tagliate al livello dell'acqua e gettate altrove.
  • Christine Rounland, la moglie di un amico di Pendley, scovò delle strane impronte sul terreno in un campo arato non molto lontano dalla palude. Le tracce, lunghe 9/10 cm e con un diametro di circa 2 cm, avevano la forma di una lacrima. Erano disposte in linea retta a 30 cm l'una dall'altra.
  • Sul fondale sotto al primo cerchio vennero rinvenute 3 grandi buche. Forse il segno lasciato dai denti di un tripode.
  • Il 20 gennaio furono trovati 2 cerchi più piccoli. Le canne erano state appiattite e non strappate. In uno la disposizione radiale delle canne era in senso orario nell'altro invece in senso antiorario.
  • Una settimana dopo furono rinvenuti altri 3 cerchi. Tutti con le canne appiattite in senso antiorario. Uno di essi presentava delle bruciature nel centro.


DATI

Dei campioni di fango, acqua e canne furono raccolti e inviati al dipartimento di fisica e botanica dell'università del Queensland dove furono analizzati. Non fu trovato nulla di anomalo e il livello di radiazione era nella norma.
Secondo le analisi le piante morirono a causa nell'immersione prolungata nell'acqua stagnante e infatti non fu trovato nessun segno di parassiti o malattie. Tuttavia il processo sembra essere stato accelerato in qualche modo. Test successivi hanno dimostrato che il mutamento di colore da verde a marrone impiega, nelle medesime condizioni, circa 3 giorni, qui invece è avvenuto in meno di 8 ore. Non è stata data alcuna spiegazione a questo fenomeno.

Pennesi, il proprietario del terreno dove avvenne il fatto, fece una testimonianza di fatti insoliti avvenuti nei giorni precedenti l'avvistamento di Pedley. Egli riferì di aver sognato ripetutamente un disco volante che si aggirava nella sua proprietà. Inoltre dichiarò che la notte del 19 gennaio il suo cani divenne agitato e nervoso. Abbaiava in direzione della laguna. 
Sebbene sia una notizia dallo scarso valore fattuale l'ho inclusa in questo resoconto per motivi di completezza. Infatti potrebbe essere più importante di quanto non si pensi. (IR4?)



CONCLUSIONI

Sebbene il caso di Tully appaia molto intrigante, tuttavia i dati a nostra disposizione non sono sufficienti a dimostrare che si sia trattato di un caso di IR2. Tutta la vicenda si basa sulla testimonianza dell'avvistamento di un UFO da parte di Pedley, il resto viene di conseguenza. Nulla ci vieta di pensare che sia stata tutta una montatura ideata per attirare l'attenzione. Personalmente lo credo poco probabile. 
Le ipotesi formulate all'epoca furono varie ma nessuna appare del tutto convincente. Dall'atterraggio di un disco volante fino ai vortici di vento, nessuna di esse collima perfettamente con i pochi dati a disposizione. 
Questo caso è importante sopratutto per lo scalpore e l'attenzione mediatica che ha suscitato. 
Ha creato un precedente che lega due fenomeni, UFO e crop circle, in un unica soluzione e quest'intreccio si dimostra forte ancora oggi. 



venerdì 6 settembre 2013

Il campo magnetico del sole sta per invertirsi.


Qualcosa di speciale accadrà tra due o tre mesi: il campo magnetico del sole, che si estende attraverso l'intero sistema solare, invertirà la sua polarità.
"Non è facile dire esattamente quando accadrà, ma sappiamo di sicuro che sarà nei prossimi mesi" dice Andres Munoz-Jaramillo, ricercatore presso l'Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics. "Questo accade alla fine di ogni ciclo solare e si tratta di un momento davvero straordinario"

Il sole, come la terra, genera un campo magnetico e questo è generato dalle correnti di plasma all'interno del Sole, che portano le particelle cariche da un polo all'altro.
Circa ogni 11 anni l'energia di queste correnti, che generano il campo magnetico, decresce fino a zero per poi riemergere con direzione opposta.

Recenti indiscrezioni indicano che la prossima inversione polare del sole è imminente (In agosto la NASA parlò di tre o quattro mesi). L'inversione, dice Munoz-Jaramillo, non è un evento improvviso ma gruaduale. "La forza del campo magnetico decrescerà gradualmente molto vicino allo zero. Un giorno sarà leggermente positiva, il giorno dopo leggermente negativa. Fincè la polarità giorno dopo giorno si mantiene nella stessa direzione e saprai che l'inversione è avventua" 

Dato che il campo magnetico solare influisce su buona parte del sistema solare questo evento ha una certa importanza. "Il campo magnetico fluisce nello spazio interplanetario, e forma una bolla che racchiude il sistema solare mentre viaggia attraverso la galassia", dice Munoz-Jaramillo.

Una delle caratteristiche di questa bolla, conosciuta come eliosfera  è il fatto che la sua superficie è attraversata da una carica elettrica invisibile, detta corrente eliosferica diffusa, che ricorda la gonna di una ballerina, poiché il campo magnetico del sole ruotando si contorce intorno ad una spirale.
L'inversione del campo aumenterà l'increspatura, che a sua volta porterà la Terra a passare attraverso la corrente con più frequenza mentre orbita attorno al sole. 




Da una parte questi ripetuti passaggi possono portare ad un tempo meteorologico spaziale molto turbolento, con conseguenti distorsioni nelle trasmissioni satellitari e nelle apparecchiature di telecomunicazione. Dall'altra tuttavia la corrente eliosferica diffusa blocca i raggi cosmici ad alto potenziale energetico che provengono dalle altre aree della nostra galassia, concedendo ai satelliti e agli astronauti maggiore protezione dalle radiazioni.

Inoltre, l'inversione del campo magnetico coincide con il picco dell'attività solare, il che significa un maggior numero di macchie solari, flare più potenti, aurore più luminose ed espulsioni di massa coronale più frequenti.

La maggior parte di questi eventi hanno poco o nessun effetto sulla Terra, ma un bagliore particolarmente potente o un espulsione di plasma rivolto nella direzione giusta potrebbe mettere fuori uso i sistemi di telecomunicazione terrestri. Bisogna però sottolineare che questo ciclo solare è stato particolarmente debole - il fisico David Hathaway della NASA lo ha definito ""rammollito" in un'intervista - e quindi pare che non ci sia molto di cui preoccuparsi.

Per Muñoz-Jaramillo, che passa le sue giornate a monitorare e ad analizzare l'attività magnetica del Sole, l'inversione avrà anche un significato personale. "Poiché un ciclo richiede molto tempo, in termini di cicli di vita di un essere umano, uno scienziato solare ha la possibilità di vedere tre o al massimo quattro capovolgimenti nel corso della vita", dice. "Questo rende ogni punto di svolta speciale e questa è la prima volta che ne vedo uno da quando ho iniziato a studiare fisica solare."




Fonte

giovedì 5 settembre 2013

Una misteriosa struttura biologica compare nell’Amazzonia peruviana: nessuno sa cosa sia!


Una serie di bizzarre, quanto enigmatiche, strutture biologiche sono state scoperte nella foresta amazzonica del Perù, formazioni molto simili a piccole guglie circondate da staccionate.
La prima delle strutture è stata avvistata pochi mesi fa, lo scorso 7 giugno, da Troy Alexander, uno studente laureato al Georgia Tech, il quale si è accorto di una bizzarra formazione che poggiava sul fondo di un telone blu, vicino al Centro di Ricerche Tambopata, nel Perù sudorientale. Incuriosito, ha cominciato ad esplorare l’area circostante, scoprendo altre tre strutture sui tronchi degli alberi della foresta.
Secondo la descrizione offerta da Wired, le piccole recinzioni misurano circa 2 centimetri di diametro. Dopo la scoperta, Alexander ha pubblicato le immagini su diversi siti web, alla ricerca di qualcuno che fosse in grado di spiegare l’origine dell’oggetto.
Ad oggi, ancora nessuno è stato in grado di fornire una spiegazione. Anche Phil Torres, un biologo di Tambopata, ha postato un link su Twitter con le immagini, altrettanto sconcertato dall’enigmatico recinto.


“Non ho idea di cosa sia fatte, o di cosa possano essere”, ha ammesso William Eberhard, entomologo allo Smithsonian Tropical Research Institute. Norm Platnick, curatore emerito del Museo Americano di Storia Naturale, ha aggiunto: “Ho visto la foto, ma non ho idea di quale animale possa trattarsi”.
“Io non so cosa sia”, ha detto Linda Rayor, aracnologa presso la Cornell University. “La mia ipotesi è che possa essere opera di un lepidottero (farfalla o falena), ma non so davvero”.
Partendo dall’ipotesi che possa trattarsi di una struttura creata da un insetto di questa famiglia, i blogger di Wired hanno chiesto informazioni a Todd Gillian, un entomologo della Colorado State University specializzato in questi organismi e presidente della società Lepidopterists.
“Non ne ho idea”, ha detto lapidario Gillian. “Alcune falene costruiscono un recinto attorno alle uova per proteggerle. Ma una struttura del genere è davvero inaudita, non ho mai visto niente di simile prima d’ora”.

Conclusione: la struttura e l’organismo che lo ha realizzato rimangono un mistero. Se qualcuno avesse un’idea in proposito, o conoscesse qualcuno in grado di fornire spiegazioni, potrebbe contribuire alla scoperta di un nuovo organismo, se di organismo si tratta…


FONTE

lunedì 2 settembre 2013

Interessante avvistamento UFO in Australia

Questa sera voglio presentarvi un video molto interessante apparso oggi su youtube. Si tratta del filmato di un avvistamento UFO. Sebbene l'autore del filmato parli di "navicella" io preferisco utilizzare il termine UFO nel senso stretto del termine, ovvero oggetto volante non identificato. Non andrò oltre con ipotesi e illazioni. Tuttavia una certezza, secondo quanto riferisce l'autore, è il fatto che non si tratti della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) in quanto ripresa dallo stesso e mostrata all'inizio del video.
La registrazione sembra essere avvenuta in Australia nelle vicinanze di Melbourne  ma non è specificato esattamente dove. La qualità del video è molto buona, inoltre sono state utilizzate due videocamere (il modello delle quali e nella descrizione del video) di cui una con visore notturno.
L'oggetto sembra di forma triangolare con una forte luce che proietta da sotto la base (cosa che ha attirato l'attenzione del videoamatore) e procede in direzione sud-est ad una velocità che l'autore del video ha stimato ad un terzo di quella della ISS. Grandezza dell'oggetto e altitudine non sono stati stimati. Che dire, guardate il filmato e traetene le vostre impressioni.