Starchild (“bambino delle stelle”) è il nome
dato ad un bizzarro teschio trovato in Messico nel 1930.
Lloyd Pye, scrittore americano, ne venne a
conoscenza negli anni novanta da una coppia di sposi di El Paso (Texas). I coniugi riferirono di
esserne entrati in possesso grazie ad una bambina messicana che lo avrebbe trovato mentre
giocava in una miniera abbandonata situata a circa 160 km dalla città messicana
di Chihuahua. Insieme a questo vennero rinvenuti anche i resti di
una giovane donna adulta.
Da quel giorno lo Starchild divenne il fulcro
dell’attenzione di molti ricercatori soprattutto a causa delle indiscrezioni
che lo ritengono il cranio di un essere alieno o quanto meno non umano. Quest’ipotesi sta trovando
sempre più conferma grazie alle analisi scientifiche che in questi ultimi anni
si stanno effettuando sul singolare ritrovamento.
Purtroppo però la mancanza di
fondi sta rallentando lo studio ma si pensa comunque che nel giro di qualche anno
si riusciranno a completare le analisi sul DNA che chiarirebbero una volta per tutte la
questione.
Qui di seguito riporto una recente intervista a
Lloyd Pye comparsa sul blog della giornalista italiana Sabrina Pieragostini.
“Io credo che lo Starchild,
fino ad oggi, sia la prima, vera prova- nonchè la migliore- dell’esistenza
degli Alieni. Almeno una volta, 900 anni fa, uno di
loro è vissuto, è morto ed è stato seppellito qui, sulla Terra. E
se è successo una volta, può accadere ancora. Questo cranio dimostrerà che la vita aliena è reale e se solo avessimo i fondi
necessari lo sapremmo già. Finora abbiamo recuperato pochi frammenti del DNA
mitocondriale e del DNA nucleare, ma già tutto indica chiaramente che
alcune sequenze genetiche dello Starchild
non hanno nulla di paragonabile con quelle terrestri”.
| IL CRANIO DELLO STARCHILD A CONFRONTO CON UN UMANO |
A parlare è Lloyd
Pye, il ricercatore americano da anni impegnato a scoprire la vera
natura di questo singolarissimo reperto soprannominato “Bambino
delle Stelle” e trovato, per caso, quasi 80 anni fa in una grotta
messicana accanto allo scheletro di una donna. L’ho incontrato qualche giorno
fa, di passaggio a Milano dove tornerà, il prossimo 28
settembre, quando sarà ospite del 1° Meeting
Internazionale di Esobiologia organizzato dal Comune di Segrate. Un
appuntamento imperdibile, un’occasione unica
di sentire dalla sua voce i risultati degli ultimi test scientifici che lo
hanno convinto ancora di più della origine non
terrestre di questo cranio tanto anomalo.
“In un teschio umano ci sono 25 punti principali di riferimento. Le nostre
arcate sopraccigliari possono avere una certa gamma
di varianti. Idem per il naso o per le orecchie- le possibili
differenze non sono molte. Insomma, c’è una limitata scala
di differenze in queste 25 parti anatomiche. Ma lo Starchild , in
ognuno di questi 25 punti- in ognuno!- è al di
fuori dei limiti consentiti. Neanche una di queste 25 caratteristiche è
identica a quella di un essere umano, non c’è neppure possibilità di confronto.“
Potrebbe trattarsi, semplicemente, di una deformità senza precedenti? “Assolutamente no.
Ci sono 20 specialisti che hanno escluso una
malformazione. Solo uno, il dottor Steven Novella, ha affermato il contrario.
Uno contro venti. Ma ovviamente Wikipedia riporta solo la sua opinione, perchè
dice quello che tutti vogliono sentirsi dire per essere rassicurati: che lo Starchild non è un alieno, perchè gli
alieni non esistono. Ammettere un’ altra verità
manderebbe in crisi tutto il loro mondo”, mi dice con una nota polemica il
ricercatore americano.
Certo, l’aspetto- davvero insolito- di questo
cranio lascia sbigottiti. Quella testa
bombata sui lati e sfuggente nella nuca, l’assenza dei seni nasali, le orbite oculari molto ampie ma poco profonde, la
mascella piccola e il palato piatto, il collo estremamente sottile ricordano, in tutto e per
tutto, la classica descrizione di un
Grigio. E Pye crede che esattamente di questo di tratti: quasi mille
anni fa, qualcuno ricompose e seppellì il corpo di una creatura
arrivata da un altro pianeta. E va in questa direzione anche l’esame che
ha permesso di mostrare come doveva apparire il
cervello contenuto in quella stranissima scatola cranica…
| A DESTRA, COME DOVEVA APPARIRE IL CERVELLO DELLO STARCHILD |
“Era molto diverso dal nostro”, mi spiega Lloyd
Pye. “Prima di tutto, perchè era più grande.
Ogni essere umano ha un cervello con un volume di circa 1400 cm. cubici. La scatola cranica dello
Starchild è simile a quella di un ragazzino di 12 anni o di una persona
adulta alta un metro e mezzo. Anzi, lo Starchild era alto non più di 120 centimetri, era molto piccolo rispetto alla
sua testa sproporzionata.
In ogni caso, all’interno di quella scatola
cranica- più piccola della nostra- si trovava un cervello più grosso, con un
volume di 1600 cm. cubici. L’osso è più
sottile- due o tre volte rispetto al nostro, anche se è molto più resistente- e
quindi all’interno si crea più spazio. Anche
le orbite oculari sono meno profonde e non ci sono i seni nasali- altro spazio
in più. Insomma, era tutto cervello, molto grande
ed efficiente.
Non solo. Era diversa anche la materia che lo formava. Se guardi
alla forma della testa, la sua nuca è molto angolata e da lì esce direttamente il collo, molto sottile, grande quanto un mio
polso. Se fosse stato della stessa sostanza del cervello umano, il peso
della massa sovrastante, scivolando nella prima
vertebra, lo avrebbe ucciso. Ma non è successo. Il suo cervello rimaneva
in posizione, perchè era molto più solido,
compatto, duro. E questa è un’altra grande differenza che lo rende
speciale.”
Ancora non vi basta? Sentite allora a quale conclusione lo studioso americano e i suoi
collaboratori sono arrivati. ”In quel collo così piccolo non c’era l’organo fonatorio. Siamo convinti che lo
Starchild non parlasse. Mangiava, perchè aveva i denti, ma la sua
lingua era piatta, spessa quanto un pezzo di cartone. Lo sappiamo
perchè la volta del palato è piatta e la
lingua doveva avere la stessa forma. Non era fatta per parlare, ma solo per
introdurre il cibo in bocca.
Inoltre: quando noi parliamo, i
nostri seni nasali frontali rendono la
nostra voce più risonante, la amplificano. Lui non ce li aveva,
perchè non gli servivano. E non gli serviva
la lingua e neanche la voce. Pensiamo che il suo grande cervello gli
permettesse di comunicare con la telepatia.
Tutti coloro che hanno interagito con i Grigi- e noi pensiamo che questo sia il
teschio di un Alieno grigio- tutti dicono che non parlano, ma si capisce
comunque cosa dicono o pensano mentalmente.
Quindi crediamo che le sue caratteristiche fisiche e il suo cervello
indichino che comunicava tramite telepatia.”
Supposizioni, suggestioni, nulla
di scientifico- si può facilmente obiettare. Diventa più difficile, però, contestare gli
esiti dei test genetici: le sequenze del DNA
recuperate ed analizzate fino ad oggi sono a disposizione di tutti. Le ha
pubblicate lo stesso Pye in un suo ebook e compaiono sul sito dello Starchild
Project. “Voglio essere molto chiaro, però – ribadisce il ricercatore-
noi abbiamo solo piccole parti
dell’intero genoma dello Starchild. Dei 3 miliardi di coppie di base, abbiamo
potuto recuperare frammenti solo per alcuni milioni
di basi. È poco, ma da quel poco che abbiamo possiamo già capire che il
DNA è del tutto diverso.
| ERA QUESTO IL VOLTO DI QUELLA STRANA CREATURA? |
Circa la metà delle basi non trova riscontro in nessun DNA presente sulla
Terra. Quindi, lo Starchild non era di questo
pianeta, già con questi risultati incompleti è evidente. Ma per arrivare
alla prova definitiva e assoluta ci serve il denaro per completare l’esame-
un’operazione molto costosa. Ci vogliono ancora circa 3 milioni di dollari per arrivare fino in fondo.
Stiamo provando a cercare i fondi necessari. Certo la scienza non ci aiuta,
anzi ci rema contro. Ma dal momento in cui
riusciremo ad avere il denaro necessario, nel giro di un anno al massimo
otterremo la risposta finale.”
Una risposta che evidentemente in molti non vogliono conoscere. Creerebbe troppi problemi,
troppi sconvolgimenti allo status quo- sostiene
Pye. “Gli scienziati sostengono che per ora non abbiamo provato nulla. Se non
c’è il 100 per cento del DNA, i nostri risultati parziali non contano, magari ci siamo sbagliati. Poi però
in privato ti confidano:<Stai facendo un lavoro pazzesco, ma non posso
dirlo, altrimenti mi licenziano…”>. Ecco
qual è, al momento, l’atteggiamento dominante all’interno del mondo accademico.
Ammettere che lo Starchild era un Alieno
comporterebbe cambiamenti epocali. Dovremmo
riscrivere da capo i libri, cancellare tutte le nostre certezze, annullare il
nostro sistema di valori e di credenze.
Tutto crollerebbe. Nessuno, con una posizione di potere, vuole che ciò accada,
nessuno vuole fare i conti con questi problemi e con questi cambiamenti su larga scala. E poi la scienza accademica ha
stabilito che gli Alieni non sono reali, che gli Ufo non sono reali. Invece lo sono. Eccome! ”
