sabato 31 agosto 2013

CERCHI NEL GRANO



Ho così tanti argomenti nel paniere che non sapevo proprio da dove iniziare. Alla fine ho deciso di trattare un argomento che fino ad oggi avevo relegato negli abissi delle mie priorità ma che mi ha sempre affascinato fin da piccolo.

Per chi non lo sapesse i cosiddetti cerchi nel grano ("crop circle" in inglese) sono un fenomeno piuttosto recente e riguarda l'apparizione di figure, di varia natura, che hanno luogo nei campi coltivati di tutto il mondo, sopratutto cereali e altre coltivazioni simili, ma non solo. Tali figure sono realizzate appiattendo le piante, solitamente seguendo un moto rotatorio, lasciando così un immagine in negativo ben visibile dall'alto. Spesso hanno dimensioni davvero notevoli e complessità variabili. Tutto qui? Non esattamente, ma per il momento sarebbe controproducente discutere delle mille sfaccettature di questo fenomeno.

Infatti quello che intendo fare qui è limitarmi a presentare una casistica piuttosto dettagliata di alcuni cerchi, quelli che secondo la mia opinione sono i più significativi. La selezione che ho fatto si basa su un semplice assunto; ovvero quello della crescente complessità strutturale dei cerchi nel tempo. Mi spiego.
Tutto iniziò alla fine degli anni ottanta del secolo scorso quando i giornali inglesi iniziarono a parlare di questi strani "disegni" che apparivano nei campi coltivati nel sud del paese. Ben presto cominciarono a chiamarli "crop circle", perché come suggerisce il termine stesso la loro caratteristica distintiva era la forma circolare. Per lo più si trattava di cerchi o al massimo anelli, isolati oppure in gruppo. Di certo non avevano nulla a che vedere con quelli che compaiono ai giorni nostri, talmente belli e complessi da togliere il fiato.
Sostanzialmente con il passare del tempo, sopratutto dopo gli anni novanta (forse a causa della confessione di due anziani signori di essere loro gli autori dei cerchi) la complessità di queste figure iniziò a crescere di grado includendo di volta in volta figure geometriche, frattali, simboli e addirittura immagini di tipo naturalistico. Insomma è scoppiata una vera e propria mania che con la pratica si è trasformata in una forma d'arte oggi molto apprezzata. Una forma d'arte quindi, realizzata dall'uomo e dal suo estro creativo. Con questo non voglio dire che tutti i cerchi odierni siano opera dell'uomo, anche perché sarebbe impossibile controllare l'origine di tutti, ma piuttosto mi limito a supporlo dato che per la maggior parte lo sono.

Si tratta solo di una predisposizione mentale utile ai miei scopi. Semplicemente dato l'effettivo interesse da parte dell'uomo nella realizzazione di queste figure, oggi risulta estremamente difficile seguire piste alternative per poterne spiegare l'origine e pertanto ho pensato di prendere in considerazione il fenomeno nella sua purezza, ossia all'inizio del suo manifestarsi quando sia quantitativamente che qualitativamente appariva molto più semplice e quindi molto più adatto ad uno studio.
La domande che mi sono balenate in testa sono: che fine hanno fatto i primi crop circle, quelli effettivamente circolari degli anni ottanta? Ne compaiono ancora oggi oppure sono stati definitivamente sostituiti da quelli più complessi e suggestivi? In caso di risposta affermativa anche questi primi cerchi sono opera dell'uomo oppure vi è un altra spiegazione per la loro origine? Purtroppo l'attenzione oggi viene monopolizzata dalle creazioni più suggestive mentre quelle più semplici (genuine direi io) rischiano di passare inosservate.




L'ipotesi che ho formulato considera i primi cerchi non come il punto di partenza di un movimento artistico in costante evoluzione ma piuttosto come un fenomeno totalmente differente il quale ha certamente dato uno spunto agli artisti contemporanei ma che nel suo complesso è rimasto indipendente e tuttora inesplicato. Ovviamente per poter funzionare questa ipotesi ha bisogno di conferme e la più importante a mio avviso è la possibilità di poter osservare al giorno d'oggi cerchi di struttura e complessità simili a quelli originali degli anni ottanta. Conferma importante ma non sufficiente. Potrebbe trattarsi infatti di un filone classico del movimento artistico, una sorta di puristi del genere, contrari agli orpelli decorativi e ai simbolismi troppo ricercati. Tuttavia lo credo poco probabile. E' molto più facile invece pensare che si tratti di un fenomeno a se stante e tuttora ignoto.
Pertanto il mio obiettivo sarà quello di analizzare a fondo queste prime manifestazioni del fenomeno cercando di seguirne l'evoluzione storica nel tentativo di carpirne le caratteristiche distintive. Gli originali cerchi nel grano sono scomparsi oppure esistono ancora?

Il primo che tratterò sarà quello di Tully, Australia, datato 1966.







lunedì 5 agosto 2013

"Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia." 

Scriveva Shakespeare alla fine del XVI secolo. Oggi, quasi mezzo secolo dopo, questa frase pesa ancora come un macigno sul nostro stomaco. Riassume in maniera efficace la caratteristica più attraente ma allo stesso tempo più pericolosa dell'essere umano. La curiosità. Essa ci porta a chiederci il perché delle cose, ci sbatte contro i limiti delle nostre potenzialità ci costringe ad aprire gli occhi e a squarciare l'oblio del nulla. Un dono, ma anche un maledizione. Perché se è vero che non siamo ciechi tuttavia non possiamo avere la certezza che l'essenza della realtà sia davvero come noi la vediamo. Questa consapevolezza è scoraggiante. Certo, ma non possiamo farci nulla. Però è importante non scordarselo mai perché essere convinti di sapere quando in realtà non è così è ancora più scoraggiante. Anzi pericoloso. Con questo non voglio dire che la ricerca della conoscenza è inutile, tutt'altro. Quello che mi preme sottolineare è l'importanza di contestualizzare tutto ciò che crediamo di sapere su noi stessi e sul mondo. Tutto quello che l'uomo ha fatto e che continua a fare oggi lo fa a sua misura. Noi non percepiamo la realtà. La reinterpretiamo in base a ciò che percepiamo, all'interno, nella nostra mente. Tutto è relativo ed è relativo perché noi esistiamo, pensiamo, agiamo mossi dal quel dono malefico che è la curiosità. Alla fine non è un male. L'importante è tenerlo a mente. Questo la scienza lo sa, a volte però sembra dimenticarsene.

Tutto questo mi è utile per introdurre l'argomento principale del blog: l'ignoto. Tutto ciò di cui non è ancora stata data una spiegazione, tutti gli eventi che sono ancora avvolti in un mantello scuro, ma che in qualche modo entrano a far parte della nostra percezione del mondo. Sono stufo di sentire la gente affermare che certe cose sono troppo assurde per essere vere. A mio avviso il fatto stesso di poterne parlare implica che in qualche misura esse siano vere. Non reali, vere. Per quanto detto prima, non possiamo garantire la realtà di nulla. Al contrario però tutto quello che tocca la nostra percezione, in quanto tale, esiste. Relativamente. L'unica cosa che resta da stabilire è la natura di tale esistenza. Fisica, mentale, onirica. Ed è proprio questo l'obiettivo che mi sono prefissato.

Questa cosa la sto facendo sopratutto per me stesso. Non so se durerà, ma voglio provarci. Devo mettere ordine tra i miei pensieri e penso che ciò possa aiutarmi, tutto qui. Finora la mia è stata una sorta di ossessione. Ha condizionate parte della mia giovane vita. Ho rischiato di impazzire come Abdul Alhazred e per questo avevo deciso di darci un taglio. Ora però voglio riprovarci, con cautela, trasformando quello che era un impulso istintivo e febbrile in qualcosa di bello, ordinato, pulito. Insomma, una semplice passione. Nulla più.