"Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia."
Scriveva Shakespeare alla fine del XVI secolo. Oggi, quasi mezzo secolo dopo, questa frase pesa ancora come un macigno sul nostro stomaco. Riassume in maniera efficace la caratteristica più attraente ma allo stesso tempo più pericolosa dell'essere umano. La curiosità. Essa ci porta a chiederci il perché delle cose, ci sbatte contro i limiti delle nostre potenzialità ci costringe ad aprire gli occhi e a squarciare l'oblio del nulla. Un dono, ma anche un maledizione. Perché se è vero che non siamo ciechi tuttavia non possiamo avere la certezza che l'essenza della realtà sia davvero come noi la vediamo. Questa consapevolezza è scoraggiante. Certo, ma non possiamo farci nulla. Però è importante non scordarselo mai perché essere convinti di sapere quando in realtà non è così è ancora più scoraggiante. Anzi pericoloso. Con questo non voglio dire che la ricerca della conoscenza è inutile, tutt'altro. Quello che mi preme sottolineare è l'importanza di contestualizzare tutto ciò che crediamo di sapere su noi stessi e sul mondo. Tutto quello che l'uomo ha fatto e che continua a fare oggi lo fa a sua misura. Noi non percepiamo la realtà. La reinterpretiamo in base a ciò che percepiamo, all'interno, nella nostra mente. Tutto è relativo ed è relativo perché noi esistiamo, pensiamo, agiamo mossi dal quel dono malefico che è la curiosità. Alla fine non è un male. L'importante è tenerlo a mente. Questo la scienza lo sa, a volte però sembra dimenticarsene.
Tutto questo mi è utile per introdurre l'argomento principale del blog: l'ignoto. Tutto ciò di cui non è ancora stata data una spiegazione, tutti gli eventi che sono ancora avvolti in un mantello scuro, ma che in qualche modo entrano a far parte della nostra percezione del mondo. Sono stufo di sentire la gente affermare che certe cose sono troppo assurde per essere vere. A mio avviso il fatto stesso di poterne parlare implica che in qualche misura esse siano vere. Non reali, vere. Per quanto detto prima, non possiamo garantire la realtà di nulla. Al contrario però tutto quello che tocca la nostra percezione, in quanto tale, esiste. Relativamente. L'unica cosa che resta da stabilire è la natura di tale esistenza. Fisica, mentale, onirica. Ed è proprio questo l'obiettivo che mi sono prefissato.
Questa cosa la sto facendo sopratutto per me stesso. Non so se durerà, ma voglio provarci. Devo mettere ordine tra i miei pensieri e penso che ciò possa aiutarmi, tutto qui. Finora la mia è stata una sorta di ossessione. Ha condizionate parte della mia giovane vita. Ho rischiato di impazzire come Abdul Alhazred e per questo avevo deciso di darci un taglio. Ora però voglio riprovarci, con cautela, trasformando quello che era un impulso istintivo e febbrile in qualcosa di bello, ordinato, pulito. Insomma, una semplice passione. Nulla più.
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